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SENZA LAVORO STABILE TEME DI PERDERE LA FIGLIA: DISPERATO SI IMPICCA IN CASA, TRA LE MANI UNA LETTERA DI SCUSE

Camerota. Si è ucciso con un cappio al collo, sotto la tettoia dell’abitazione in cui viveva. Una morte atroce per un operaio originario della frazione Licusati che il prossimo 1° maggio avrebbe compiuto 60 anni. Non ce la faceva più ad andare avanti con il poco lavoro. E ad aggravare il suo stato d’animo anche la fine della relazione con una donna con la quale aveva avuto una bambina. Una figlia verso la quale si sentiva responsabile, soprattutto dal punto di vista economico.

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Col timore non poterla più vedere o aiutate. Soffriva per questa situazione, tanto che aveva chiesto aiuto in Comune, ad amici imprenditori, a semplici conoscenti. Ma niente da fare. E così il 60enne ha chiuso definitivamente i conti ieri mattina, pochi minuti dopo le 6. Si è alzato, ha indossato il vestito più bello e si è impiccato con una corda di nylon dinanzi al portone d’ingresso. Al collo anche un rosario e una foto della sua bambina. Ai suoi piedi, invece, una lunga lettera indirizzata ai familiari: «Scusatemi tutti, ma non ce la faccio più». È stato un suo collega, alle 8 del mattino, a ritrovare il corpo ormai privo di vita. Si erano sentiti al telefono la sera prima.

Dovevano uscire per raccogliere del ferro vecchio e altri materiali, per guadagnarsi la giornata. Ma ieri non è stato così. L’uomo, in un momento di solitudine, ha deciso di farla finita definitivamente. Sul posto sono arrivati in pochi minuti i carabinieri della locale stazione, diretti dal luogotenente Massimo Di Franco, e numerosi residenti. Subito dopo è arrivato anche il capitano Michele Zitiello, i carabinieri del Nucleo operativo e il medico legale Adamo Maiese che ha effettuato l’esame cadaverico esterno. Per gli inquirenti non ci sono dubbi: si è trattato di un suicidio. L’uomo da tempo cercava di far quadrare i conti, ma di lavoro ce n’era sempre meno e ultimamente non ce n’era proprio quasi più.

Il suo dolore era amplificato ancora di più dalla fine della relazione con la compagna. Una situazione che non aveva mai digerito. Sentiva di aver perduto le forze e le speranze per andare avanti. Troppo forte il peso da reggere, troppo pesante lo sconforto e la paura di non poter rivedere la figlia. Ieri sul luogo della tragedia sono arrivati anche il sindaco Antonio Romano, incredulo per quanto accaduto, e i parroci, don Antonio Toriello e don Gianni Citro. Entrambi i sacerdoti si erano occupati più volte del 60enne.

Anche l’appartamento dove è avvenuta la tragedia era stato messo a disposizione dell’uomo gratuitamente da don Citro. «La crisi, la paura per il futuro», questi i motivi del suicidio secondo il capitano dei carabinieri Zitiello che ha effettuato, personalmente sul posto, i rilievi del caso. Il cadavere, dopo l’esame esterno del medico legale, è stato restituito ai familiari e nella giornata di oggi, alle 16, nella frazione Licusati, si sono svolti i funerali, in un clima di commozione generale.

Fonte: Qui

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